Il ritorno di Mare d’Inverno, la serie di incontri sul mare, è tornata.
Un evento che il Circolo Velico Riminese aveva proposto in passato per diverse stagioni e che oggi ritorna ad animare la sede sociale con molte novità, tanti personaggi e storie straordinarie, dove il mare diventa protagonista, regista e artefice di qualcosa di diverso.
Perché il mare non è soltanto quello che vediamo dalla costa, quello che attraversiamo in barca o quello che ci accompagna nelle nostre navigazioni. È anche memoria, storia, esplorazione. È un archivio immenso, che custodisce le tracce di chi lo ha attraversato, di chi lo ha sfidato e, qualche volta, di chi non è più tornato.
Per la prima serata del Mare d’Inverno è stata la voce di Andrea Murdock Alpini a raccontare un mare che diventa luogo di memoria di storie e di personaggi custodite in profondità.
Esploratore subacqueo, Andrea ha fatto di una passione per le immersioni un lavoro ma soprattutto un viaggio verso luoghi sommersi alla scoperta e all’incontro di una storia che ci appartiene.
Ma cosa significa veramente esplorare? Significa raggiungere un luogo, scoprire qualcosa che nessuno ha visto, oppure imparare a leggere ciò che il tempo ha lasciato dietro di sé?
Grazie alle ricerche di Andrea e alle sue conseguenti immersioni ci siamo mossi tra relitti che sembrano ancora vivi, tra le distese bianche della Norvegia, abbiamo incontrato le acque della Scozia e le profondità in cui riposano alcune delle navi più celebri della storia.
Un viaggio tra uomini, donne, marinai, esploratori e naufragi. Un viaggio in cui la storia incontra l’avventura e l’esplorazione diventa anche una riflessione sul nostro rapporto con il mare.
La serata si è aperta con la visione del filmato di Igor D’INDIA, documentarista di incredibile sensibilità e capacità narrative sempre innovative, dal titolo I relitti sono vivi dove Andrea si racconta in uno dei suoi luoghi del cuore, lo stretto di Messina.
La serata si è poi inoltrata nella narrazione del “bianco infinito” dell’Artico alla ricerca di Barents, esploratore che ha dato il suo nome ad un famoso e non facile mare del Nord. Il riferimento è il viaggio che Andrea ha fatto in solitaria in Norvegia e contenuto nel libro Immersioni selvagge. Un viaggio sognato leggendo Esplorazioni polari, un volume edito nel 1943 e che Andrea ha letto ammirando le imprese del passato partite alla scoperta di luoghi freddi ed inospitali ma ricchi di significato per la navigazione di un’era epica per le imprese umane.

Dall’Artico alla Scozia cambia il paesaggio, ma non cambia la domanda: che cosa significa avvicinarsi a una storia che appartiene a chi non c’è più?
Il racconto quindi si è spinto fino a Scapa Flow, dove il mare conserva una delle pagine più significative della storia navale del Novecento. Il riferimento è il viaggio di Andrea in Scozia raccontato in Nomade del Profondo, libro dove le esplorazioni diventano scoperta non solo di luoghi ma anche di sé stessi.
La baia di Scapa Flow è un luogo in cui la storia navale si è fatta materia: navi, relitti, decisioni e conseguenze di una guerra che ha segnato profondamente il rapporto tra gli uomini e il mare.
La baia di Scapa Flow è stata infatti testimone dell’autoaffondamento di una flotta di nave tedesche che alla firma del patto di Varsavia non ha voluto consegnarsi ai vincitori.

Qui il racconto si concentra anche sull’UB116, un sommergibile tedesco della Prima guerra mondiale, affondato tragicamente dopo la fine del conflitto. Ma non siamo soltanto davanti alla ricostruzione di un episodio storico: siamo davanti a una vicenda che ci permette di ragionare sulle responsabilità di chi naviga e di chi esplora. Andrea ha effettuato un’immersione verso la torretta dell’UB116, unico elemento rimasto dopo le azioni inglesi all’atto dell’affondamento.
Abbiamo attraversato il bianco dell’Artico e le acque di un luogo segnato dalla guerra. Ora arriviamo a tre navi che hanno attraversato l’immaginario collettivo: Olympic, Titanic e Britannic. Tre navi gemelle, ma tre destini diversi. E, questa volta, per comprenderli, dobbiamo anche ascoltare la voce delle donne che li hanno vissuti.
L’ultima parte della serata si è sviluppa attraverso HMHS Britannic. Il Leviatano degli abissi (ultima opera di Andrea) che entra nel mondo delle grandi navi del primo Novecento per arrivare al relitto dell’HMHS Britannic, che Andrea ha esplorato ed immortalato in immagini straordinarie, passando per le vicende di Violet Jessop.
Ci sono navi che appartengono alla storia e altre che diventano quasi dei personaggi. Il Titanic è probabilmente una delle più conosciute al mondo, ma la sua storia non può essere separata da quella delle sue due sorelle, l’Olympic e il Britannic.
Tre navi nate da un progetto comune, tre destini differenti, un’epoca attraversata da ambizioni tecnologiche, disuguaglianze sociali e guerre.
E poi c’è una donna, Violet Jessop, che sembra attraversare questa storia come una presenza straordinaria: sopravvisse al naufragio del Titanic e fu a bordo del Britannic quando affondò. Venne sopranominata Violet l’inaffondabile, ma la sua storia racconta soprattutto uno spaccato di un’epoca attraversata dalle due guerre mondiali e dai cambiamenti di una società che cercava riscatto anche grazie alla marineria, ancora considerata come elemento fondamentale per gli spostamenti, civili e militari, e specchio di un lusso riservato a pochi.
Andrea ha effettuato un lungo lavoro di ricerca e nel libro Il Leviatano degli Abissi è possibile leggere i diari di Violet, vedere foto inedite del Britannic e conoscere storie dimenticate.
Un altro grande lavoro è stato anche quello che Andrea ha fatto intorno alla vicenda dell’Andrea Doria, transatlantico di lusso e ammiraglia della Italia – società di Navigazione (Italian Line) affondata nel luglio 1956. Tra i sopravvissuti e testimoni di quella vicenda anche uno dei Presidenti del Circolo Velico Riminese, Mario Maracci. In sala, a ricordare l’esperienza, il figlio Mattia Maracci che ha aperto un capitolo interessante che potrebbe essere approfondito con una serata dedicata.
È attraverso proprio queste storie che possiamo provare a guardare queste navi non soltanto dall’esterno, ma attraverso gli occhi di chi le ha abitate, vissute.
Andrea Murdock Alpini ha incuriosito ed affascinato la platea che ha potuto ascoltare un esperto subacqueo ed un esploratore dei nostri giorni che grazie al suo lavoro ha portato una memoria nascosta nelle profondità del mare. Perché i relitti sono vivi e respirano.


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